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Bozza di una lettera ad una parte della sinistra italiana

Pier Luigi Bersani (La7, Dimartedì, min 2 dell'intervista):

«Muovere la domanda, e la domanda da sempre la muovi con la casa, c'è l'ecobonus [...] l'automobile, la filiera dell'automobile perché alla fine muove meccanica, siderurgia, chimica, elettronica, microelettronica, muove grandi filiere...»

VsA:

Caro Bersani, che oltretutto sei di buona pasta emiliana, se ti esprimi in questo modo siamo molto lontani dalla demotorizzazione, usando le tue espressioni è tutto un altro film. le filiere che hai elencato possono essere tutte utili e condivisibili, ma a patto di non porle in funzione dell'automobile, non con l'auto al centro come perno di sviluppo! Lasciamo queste visioni alle nebbie del 900 e adesso con convinzione e determinazione incamminiamoci su strade più sane e sostenibili.

La lettera (seconda versione)

 

Noi Famiglie senz'Auto, alle soglie del terzo millennio, abbiamo fatto una scelta, quella di percorrere il sentiero della sostenibilità. Abbiamo rinunciato (o stiamo in procinto di rinunciare), all'uso e al possesso di uno degli idoli consumistici che più hanno contribuito dagli inizi del secolo scorso all'invivibilità delle nostre città e alle alterazioni climatiche. Un feticcio che continua ad uccidere sulle strade. A Roma un ragazzo di 14 anni è stata l'ennesima vittima di una infinita strage che ha fatto più morti delle due guerre mondiali. Un mezzo di trasporto del tutto inefficiente, ingombrante e pericoloso, che ci rende le città inquinate e insicure asservendo l'urbanistica al suo completo servizio, limitando le aree pedonali e i marciapiedi, dequalificando e degradando spesso interi quartieri, ottenendo città per le auto e non per i cittadini. Il livello medio dei redditi italiani è inferiore alla media europea eppure siamo il paese più motorizzato d'Europa, segno fin troppo evidente di squilibri non più sostenibili che pesantemente incidono sulla qualità della nostra vita, sul nostro benessere, sulla fragile bellezza di un paese soffocato da nebbie, smog e veleni. Vogliamo uscire da questo porto delle nebbie.

Non possiamo più assistere indifferenti alla cinica riproposizione delle stesse ricette che finora ci hanno avvelenato compromettendo il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti e di tutte le generazioni che verranno.

Non possiamo calpestare i sogni di una generazione come quella di Greta, né le speranze dei tanti adulti e nonni che vivono con apprensione questi tempi di scelte e responsabilità.

Non vogliamo ripercorrere le strade dell'auto, vogliamo percorrere i binari della sostenibilità.

Abbiamo sentito parlare voi politici di sinistra sulla necessità di riaccendere il motore dell'economia investendo sull'auto. Abbiamo sentito Bersani (la7, dimartedì, 9 giugno, al minuto 3.04.58) dire che per muovere la domanda occorre spingere sull'auto, da sempre alla base dei consumi. Abbiamo sentito proposte e letto emendamenti da parte di PD e LEU per incentivare l'acquisto di auto, anche Euro 6, con emissioni di CO2 superiori a 160 gr/km. Perché ricorrere ancora a queste superate ricette quando sappiamo che il mondo va decarbonizzato e demotorizzato? Compito di una politica seria e responsabile non è quello di assecondare l'industria automobilistica, ma di indirizzarla ad obiettivi e vincoli di sostenibilità.

Dalla lontana intuizione di Peccei sul tramonto di un idolo ben poco, anzi nulla, è stato fatto se continuiamo a pensare l'auto al centro dello sviluppo. L'auto non è al centro dello sviluppo, e soprattutto non crediamo che si possa continuare ad intasare questo pianeta di mezzi di trasporto così inquinanti. La strada della crescita non è più possibile, dobbiamo pensare alla riconversione del settore. L'industria automobilistica muove tante filiere, è vero, ed è per questo che può essere riconvertita con più facilità. Negli anni '70 anche i sindacati puntavano alla riconversione del settore (celebre è il discorso di Bruno Trentin), eppure ora, dopo 50 anni, anche i sindacati sembrano piegati all'impostazione autocentrica. Eppure noi sappiamo che il know-how dell’industria automotive è enorme ed estremamente flessibile, e potrebbe essere applicato in tantissimi altri settori utili. Durante la pandemia, in pochissime settimane, alcune industrie automobilistiche hanno convertito la produzione in mascherine e ventilatori polmonari. Nel dopo Covid, le industrie automobilistiche potrebbero ridurre la produzione di auto, diversificare e puntare sulla produzione di materiale rotabile e mezzi pubblici, oppure bici elettriche. La riduzione dell’orario di lavoro permetterebbe di non aggravare la disoccupazione, così come dimostra la previsione al 2030 sviluppata dal Movimento per la Decrescita Felice grazie al cruscotto di simulazione 2Mete, sviluppato con l’Università di Pisa.

Basta volerlo. Noi non vogliamo essere complici del disastro climatico, ambientale e sociale. Noi usiamo un altro linguaggio: all'auto preferiamo la qualità della vita e la salute, il vero benessere. Vogliamo far correre il treno della speranza sui binari della sostenibilità. Vogliamo riprendere quel filo spezzato all'inizio del secolo scorso quando di fronte al bivio tra uno sviluppo del trasporto pubblico e quello della motorizzazione privata si scelse la seconda strada iniziando a distruggere reti ferroviarie e tranviarie, decretando l'invivibilità sempre più crescente delle città.

Nella nostra visione c'è anche lo spazio per le auto, ma a patto che siano esclusivamente elettriche, condivise e in numeri controllati. Se il concetto di numero chiuso si applica alle persone, ai giovani che vogliono accedere alle università, perché allora non applicarlo a degli oggetti inanimati come l'auto? Quell'auto che invece spesso toglie la vita proprio ai giovani studenti?

Noi FsA non rappresentiamo di certo una privazione bensì l'anelito ad una migliore qualità della vita, ad un maggior benessere sociale unito a ideali di civiltà, equità e bellezza.

Caro Bersani, care forze della sinistra che ambite a rappresentare gli ideali di giustizia, uguaglianza, progresso, e adesso sulla spinta delle nuove emergenze ambientali e dei tanti movimenti che maturano nella società civile, soprattutto fra i giovani come testimonia il FFF, ambite a rappresentare anche il New Green Deal, NO, così NON CI RAPPRESENTATE! Non certo con strade e città inondate di auto in una motorizzazione senza freni!

Care forze della sinistra, caro Bersani, dovete fare fino in fondo i conti con la Scienza e soprattutto con una delle pietre miliari che ne hanno scandito la Storia, come quella del Club di Roma, quando in tutta evidenza scientifica venne posta davanti alla coscienza umana l'incompatibilità di una crescita infinita in un mondo finito. Quindi finiamola di alimentare sviluppi insostenibili.

SI all'Ecobonus casa.

No all'automotive come motore dello sviluppo.

Coscienti dei limiti dello sviluppo non possiamo ripetere gli errori del passato. Vogliamo vivere e respirare in piena sintonia con la Terra e con tutte le sue specie viventi, liberi dall'auto.

 

Famiglie senz'auto

LiMa

Robluf

Cara Italia, si, fammi sognare,

ma soprattutto fai sognare i nostri giovani,

ritorna quel faro di civiltà riacquistando autorevolezza,

prestigio e ammirazione in un mondo angosciato

dall'incerto futuro.

Sprigiona luce e bellezza

dal tuo cuore e dal tuo ingegno!

Voglio essere ottimista e ti aspetto

anche se finora non ho visto nessun segnale,

neanche qui, nel mio quartiere,

in una anonima periferia romana.

Ultimo Atto

Forza Umanità, persevera!

Siamo all'ultimo atto della Commedia umana

prima che cali definitivamente il sipario.

Coltiviamo pure l'ultima illusione!

Il tempo degli Elfi silvani è finito e le stelle bruciano!

I boschi sono stati asfaltati dalle strade in una motorizzazione senza fine, e pur davanti ai bagliori infernali d'un baratro sempre più visibile e vicino, ci illudiamo di salvarci all'interno dell'auto. Nel suo nido accogliente, fornito delle migliori tecnologie e connessioni wifi, troveremo rifugio dai virus e dalle roventi estati, con il condizionatore a palla e l'ultima canzone.

Connessi, ma non sintonizzati con il Pianeta, baratteremo il nostro futuro con l'illusione della sicurezza e della salvezza.

L'unica direzione verso la quale l'auto non sarà in grado di portarci,

neanche con il miglior navigatore,

è quella di un futuro migliore (e sostenibile).

È il nostro regalo alle ultime generazioni.

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