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Riprendere un percorso interrotto

In riferimento:

  • alla Mobilità e ai Trasporti
  • al disegno di città e territori vivibili
  • alle scelte e agli investimenti infrastrutturali
  • alle urgenze climatico-ambientali
  • alle scelte da fare nell'era post Covid

Perché non riprendere quel percorso interrotto agli inizi del 900?

Allora l'Umanità si trovò di fronte a due diverse strade: una percorsa dal Trasporto Pubblico, l'altra percorsa dalle crescente motorizzazione privata.

Fu scelta la seconda, la strada sbagliata e insostenibile, foriera di nefasti eventi.

I successivi passaggi nel corso del secolo furono tendenzialmente  quelli di distruggere il trasporto pubblico, soprattutto ferroviario e tranviario, per favorire l'ascesa del trasporto privato motorizzato: sua maestà l'auto.

«per favorire lo sviluppo dell'industria auto-petrolio non si è dato corso

allo sviluppo delle ferrovie e del trasporto pubblico». (H. Jaffe)

Fascismo e Futurismo, la cospirazione della General Motors, riconosciuta colpevole della distruzione di intere reti tranviarie nella quasi totalità delle città americane e condannata al pagamento di una multa di 5.000 dollari dalla Giustizia americana nel 1951, le scelte urbanistiche e infrastrutturali compiute nel secolo scorso dalla "sovrana" Italia come il PRG di Roma del 1962, sono le varie tappe che ci condussero all'invivibilità delle città e ad un modello insostenibile e inefficiente di mobilità e di trasporti.

 

PARADOSSI DELLA STORIA:

"Anche il grande rivoluzionario Leon Trotsky idoleggiava la macchina come forza libertaria, mentre Wiston Churchill, il grande reazionario, scriveva: «Ho sempre pensato che la sostituzione del cavallo con il motore a combustione interna sia una triste pietra miliare nel progresso del genere umano»". Tratto dall'Imperialismo dell'auto di H: Jaffe.

Ora il Covid-19 ci ha fornito una pausa di riflessione, vogliamo approfittarne o riprendere a testa bassa il percorso fallimentare?

Non possiamo adesso illuderci di salvarci dai virus utilizzando in massa l'auto, trasformando il pianeta in un complesso di strade, garage e parcheggi per l'auto.

Se non moriremo per il virus continueremo comunque a morire sulle strade che sempre più diventeranno arterie e vie di comunicazione...per l'Altro Mondo!

Continueremo a inquinare mantenendo invivibili le città e favorendo anche la diffusione del Covid-19 o altri virus "veicolati" dal PM10.

Tra lockdown e ripresa dell'economia  ci troviamo tuti concordi a cercare un equilibrio, una soluzione politica di compromesso. Non si potrebbe fare altrettanto con la Mobilità riequilibrando il trasporto privato con quello pubblico? O è meglio far finta di non aver capito nulla?

Fra il Trasporto Pubblico e la mobilità privata c'è lo stesso rapporto che intercorre tra la Sanità Pubblica e quella privata. Qual'è la migliore scelta a garanzia di tutti e del nostro futuro?

BASTA CON IL BUSINESS COSTRUITO A VANTAGGIO (ILLUSORIO) DI POCHI,

MA A DANNO DELL'AMBIENTE E DELL'INTERA COMUNITÀ UMANA!

Tutta la tecnologia riversata sull'auto non potremmo invece svilupparla per il Trasporto Pubblico comprensivo di auto elettriche a guida autonoma e condivise?

Tratto dal libro "L'imperialismo dell'auto" di Hosea Jaffe (in Appendice)

"L'automobile deve diventare semplicemente un bene d'uso con le seguenti caratteristiche: massima sicurezza, minimo inquinamento, minimo ingombro. Le formule che sostituiranno l'automobile-proprietà-privata possono essere varie.

In una lunga prospettiva i sistemi di comando automatico possono adattare i trasporti collettivi alle necessità individuali. Agli autobus che circolano su percorsi fissi si sostituiranno dei microbus a itinerario variabile che possono essere richiesti elettronicamente. Chi vuole andare alla tal ora da un certo posto ad un altro chiederà che un microbus passi a prenderlo: un computer deciderà sulla base del numero di persone che chiedono di muoversi nelle vicinanze e sulla base della dimensione del veicolo. Tutte le chiamata saranno automaticamente registrate e fatturate per mese o per trimestre"

(Il crepuscolo di un idolo - Aurelio Peccei - 1971)

Alla luce di nuove consapevolezze non potremmo riprendere quel percorso infaustamente abbandonato agli inizi del 900?

Oppure vogliamo arrenderci agli interessi imperiali dell'Automotive?

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