· 

Un cambio mentale per un cambio modale

Tra i dati elvetici sull'aumento del numero dei passeggeri nella rete cantonale ferroviaria di Zurigo e "il mantra" di F. Ramella, da sempre contrario agli investimenti ferroviari, mi sembra di rilevare una discordanza tale da farne oggetto di discussione, ma aldilà dei dati la questione delle scelte infrastrutturali, comunque motivata, resta per me centrale oltre che della mobilità anche del disegno delle città e dei territori:

 

«Ogni anno a Fs vanno 10 miliardi di trasferimenti, nonostante il treno sia un segmento di nicchia della mobilità. Il vero servizio universale resta l’auto.»

settembre 2019

 

«La tendenza al miglioramento della qualità dell’aria manifestatasi negli scorsi decenni proseguirà negli anni a venire grazie al progressivo rinnovo del parco circolante e all’ulteriore contenimento delle emissioni negli altri settori grazie al dispiegarsi di tecnologie già attualmente disponibili.»  (24 marzo 2019)

 

«Una migliore dotazione di infrastrutture e di servizi di trasporto collettivo ha, infatti, ricadute limitatissime in termini di “riequilibrio modale” a scala regionale o nazionale, come reso evidente dal confronto fra l'Italia e altri paesi che dispongono di più ferrovie, metropolitane e tram. E’ per esempio il caso della Svizzera, paese che, probabilmente, dispone della miglior rete di trasporti pubblici al mondo. Ebbene, anche nel caso elvetico la quota di domanda di trasporto soddisfatta dal mezzo privato si attesta, come in Italia ed in tutti gli altri maggiori paesi europei, intorno all’80 per cento.»

«Lungi dall’essere risolutiva, la cura del ferro rassomiglia a una terapia inefficace per una malattia dal decorso assai positivo e destinato a proseguire nei prossimi anni senza ricorso a un nuovo e costoso farmaco.» 

30 gennaio 2016

 

«Negli ultimi vent’anni, in Europa, le imprese ferroviarie hanno ricevuto trasferimenti pubblici per un ammontare di circa 1.000 miliardi, un po’ meno della metà del nostro debito pubblico. Nonostante questo ingente flusso di risorse la quota di mercato del trasporto su ferro è rimasta invariata per i passeggeri (il 6 per cento) e quella delle merci è addirittura calata. »

«Invece di sperperare soldi sui binari e, al contrario, attuando una seria spending review, si potrebbe assai più utilmente destinare una parte degli oltre 60 miliardi che ogni anno affluiscono all’erario da automobilisti e imprese di autotrasporto per finanziare l’innovazione tecnologica del settore automobilistico che è l’unico reale strumento a nostra disposizione.»                             (25 settembre 2019)

 

Estratti dalla stampa, autore F. Ramella

 

L'esimio esperto di trasporti, Francesco Ramella, da oltre un decennio divulga il suo mantra mediatico sull'inutilità e inopportunità degli investimenti ferroviari, da alcuni anni anche sulle pagine del Fatto Quotidiano, ieri l'ultimo suo articolo:

«ZERO RISCONTRO. Si torna a parlare della cura del ferro come "volano per l'economia", ma i dati dimostrano che non esiste una correlazione diretta».

Peccato che anche su quest'ultimo punto gli elvetici arrivano a conclusioni diverse, non tanto sull'AV di cui ne sono privi, quanto piuttosto sullo sviluppo del sistema ferroviario regionale. Un articolo che fa onore alla sua carriera tutta dedicata alla dimostrazione della tesi:

Lo sviluppo e gli investimenti ferroviari, anche se ingenti, non producono apprezzabili riequilibri modali tra la gomma e il ferro, pertanto oltre che inutili sono anche iniqui per i contribuenti, in particolar modo per gli automobilisti che si vedono sottratte ingenti risorse per la viabilità e connessi servizi.

 

I dati pubblicati dall'Associazione dei trasporti di Zurigo sembrano però raccontare tutta un'altra storia.

 

All'esimio professore sfugge che il cambio o riequilibrio modale possa anche far parte di un cambio mentale, cioè di un prodotto culturale, al di là dei suoi presunti calcoli di convenienza e di analisi costi/benefici. In particolare citando la Svizzera a sostegno delle sue tesi non cita però, guarda caso, il tasso di motorizzazione che dal 2016 è addirittura in calo contrariamente ai nostri gloriosi primati.

Le famiglie senz'auto o quanti rifiutano l'auto per altre più sostenibili forme di mobilità non fanno evidentemente parte del suo universo valoriale, né tanto meno ne faranno parte le mie proposte per un Turismo senza Auto come nel caso di Villetta Barrea TsA*+.

La sua resta una analisi predittiva basata su una visione forecasting completamente asservita all'auto e non certo di tipo backcasting che al contrario potrebbe essere frutto di un futuro immaginato e desiderato dalle famiglie senz'auto o comunque di quanti hanno un diverso ideale di bellezza, di sicurezza e di sostenibilità sia in ambito urbano che extraurbano

La liturgia dell'Automotive trova in F. Ramella uno dei più fedeli sacerdoti.

La teoria evolutiva della mobilità umana si riassume, nel suo pensiero, in questi passaggi:

Cavallo ► ruota ► carro ► treno (tram, metro) ► auto.

All'apice dell'evoluzione abbiamo l'indiscussa divinità Auto della quale l'illustre professore ne è propagatore di fede.

Nel suo assunto i treni e le strade ferrate, soprattutto sulle medie distanze regionali, in funzione dei pendolari, del turismo o viaggiatori occasionali, restano solo una parentesi ormai superata nella storia della mobilità e dei trasporti.

Sulla pagina facebook di Turismo senza Auto, sempre in riferimento ad un suo articolo sul FQ, ebbi con lui più di un anno fa un confronto su questi temi, naturalmente come esperto di trasporti il professor F. Ramella ha il suo pieno diritto di replica alle mie considerazioni, anzi è cordialmente invitato al confronto soprattutto con i dati pubblicati dall'Associazione dei trasporti di Zurigo a cui faccio riferimento.

Per inciso faccio inoltre notare come nella stessa città di Zurigo vi sono esperimenti urbanistici di edifici residenziali offerti esclusivamente ai non possessori di auto e quindi privi di posti auto, esperimenti che si stanno diffondendo anche in altre città nord europee, cose certamente molto diverse, considerando anche il contesto urbanistico-territoriale, dalle proposte del gruppo immobiliare Ramella nel sud Italia.

 

I suoi continui ritornelli sulle analisi costi/benefici sono calati in un contesto di predominio della gomma e dell'auto che non viene minimamente messo in discussione.

In sostanza nelle sue argomentazioni e nella sua visione il cambio o riequilibrio modale non viene posto come un possibile e auspicabile prodotto culturale che trova in se stesso e in principi di sostenibilità le sue ragioni e motivazioni senza la necessità di particolari convenienze economiche, tempistiche o altro.

Le famiglie senz'auto o quanti scelgono di non possederla sono infatti testimoni di una diversa scala di valori che può incidere nelle scelte infrastrutturali di una società più matura e responsabile, ma soprattutto sono gli autori del primo vero atto rivoluzionario di ribellione e disobbedienza economico-sociale al comandamento imperiale dettato dall'Automotive e diffuso dai suoi fedeli servitori:

«Sono la tua signora Auto, mi avrai a rate o a noleggio,

non avrai altro trasporto all'infuori di me.»

 

«la domanda complessiva soddisfatta dal mezzo individuale non ha (quasi) alcun legame con la qualità e la quantità di offerta di servizi di trasporto collettivo. Bus, metropolitane e treni rappresentano una valida alternativa all'auto solo per un segmento molto limitato della mobilità (anche se quello di gran lunga più visibile agli occhi dei decisori politici): si tratta degli spostamenti da e per le aree centrali delle maggiori aree urbane. All'infuori di tali zone, interessate da circa il 10% degli spostamenti a scala nazionale, i trasporti collettivi hanno un ruolo residuale e vengono utilizzati quasi esclusivamente da chi non ha la possibilità di condurre un mezzo proprio. In tutti i Paesi dell'Europa occidentale, compresi quelli dotati di un'offerta di mezzi pubblici urbani e di lunga percorrenza assai migliore rispetto a quella italiana, l'auto ha una quota di mercato che supera l'80%.»

(F.Ramella, estratto dall'articolo di luglio 2018)

 

NO, non siamo assolutamente d'accordo, soprattutto non lo è il Turismo senz'auto, cosa se ne dovrebbe dedurre? Che chi non può guidare o rifiuta l'acquisto, il possesso o l'uso dell'auto è semplicemente uno sfigato destinato ad usufruire di servizi pubblici residuali e inefficienti? Questo sarebbe equo e democratico? Una forma di evoluzione e civiltà?

 

«Non sarà l'Alta velocità a far decollare il nostro Pil»

ma potrebbero essere le ferrovie regionali a migliorare decisamente la qualità della nostra vita come nell'esempio svizzero, nel quale l'AV è del tutto assente, ma sviluppatissimo è il sistema ferroviario regionale con una integrazione modale e tariffaria anch'essa sviluppata ai massimi livelli, permettendo di fatto a molte famiglie e cittadini "il lusso" di non possedere l'auto ed evitarne i suoi costi economici, sociali ed ambientali.

 

modificato 7/2/20

Robluf

Scrivi commento

Commenti: 0